Il Collegato ambientale passa al Senato: tutte le novità

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Il Collegato ambientale è stato approvato al Senato ed è in discussione alla Camera. Ecco le novità principali:
Mobilità sostenibile (art. 4)

35 milioni di euro sono assegnati al programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro, per il finanziamento di progetti, predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilità sostenibile, quali:

iniziative di piedibus, di car-pooling, di car-sharing, di bike-pooling e di bike-sharing,
realizzazione di percorsi protetti per gli spostamenti, anche collettivi e guidati, tra casa e scuola, a piedi o in bicicletta,
laboratori e uscite didattiche con mezzi sostenibili,
programmi di educazione e sicurezza stradale, di riduzione del traffico, dell’inquinamento e della sosta degli autoveicoli in prossimità degli istituti scolastici o delle sedi di lavoro,
cessione a titolo gratuito di “buoni mobilità” ai lavoratori che usano mezzi di trasporto sostenibili.
Alla regione Emilia-Romagna, promotrice di un apposito accordo di programma con gli enti interessati, è assegnato un contributo di 5 milioni di euro per l’anno 2016 per il recupero e la riqualificazione ad uso ciclo-pedonale del vecchio tracciato ferroviario dismesso Bologna-Verona, la cui area di sedime è già nella disponibilità dei suddetti enti.

Mobility manager scolastico (art. 4)

Il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca emanerà specifiche linee guida per favorire l’istituzione in tutti gli istituti scolastici di ogni ordine e grado, del mobility manager scolastico con il compito di:

organizzare e coordinare gli spostamenti casa-scuola-casa del personale scolastico e degli alunni;
mantenere i collegamenti con le strutture comunali e le aziende di trasporto;
coordinarsi con gli altri istituti scolastici presenti nel medesimo comune;
verificare soluzioni, con il supporto delle aziende che gestiscono i servizi di trasporto locale, su gomma e su ferro, per il miglioramento dei servizi e l’integrazione degli stessi;
garantire l’intermodalità e l’interscambio;
favorire l’utilizzo della bicicletta e di servizi di noleggio di veicoli elettrici o a basso impatto ambientale;
segnalare al provveditore scolastico eventuali problemi legati al trasporto dei disabili.
Semplificazione nelle valutazioni di impatto ambientale (art. 7)

Nelle attività di scarico a mare di acque e di materiale di escavo di fondali marini e di loro movimentazione, per gli interventi assoggettati a valutazione di impatto ambientale, nazionale o regionale, le autorizzazioni ambientali sono istruite a livello di progetto esecutivo e rilasciate dalla stessa autorità competente per il provvedimento che conclude motivatamente il procedimento di valutazione di impatto ambientale (art. 104 comma 8-bis e art. 109 comma 5-bis D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Nel caso di condotte o cavi facenti parte della rete nazionale di trasmissione dell’energia elettrica o di connessione con reti energetiche di altri Stati, non soggetti a valutazione di impatto ambientale, l’autorizzazione è rilasciata dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le regioni interessate, nell’ambito del procedimento unico di autorizzazione delle stesse reti.
Valutazione di impatto sanitario (art. 8)

Nei provvedimenti concernenti i progetti riguardanti le centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 Mw, nonché impianti di raffinazione, gassificazione e liquefazione, è prevista la predisposizione da parte del proponente di una valutazione di impatto sanitario (Vis), in conformità alle linee guida predisposte dall’Istituto superiore di sanità, da svolgere nell’ambito del procedimento di Via. Per le attività di controllo e di monitoraggio relative alla valutazione di impatto sanitario, l’autorità competente si avvale dell’Istituto superiore di sanità (art. 26 comma 5-bis D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Sistemi di autoproduzione di energia elettrica con ciclo Orc (art. 11)

Ai sistemi di autoproduzione di energia elettrica con ciclo ORC (Organic Rankine Cycle) alimentati dal recupero di calore prodotto dai cicli industriali e da processi di combustione, spettano i titoli di efficienza energetica alle condizioni, con le modalità e nella misura definite in una specifica scheda adottata dal Ministro dello sviluppo economico (art. 10 comma 2-bis D.lgs. 30 maggio 2008, n. 115).

Sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas (art. 12)

I sottoprodotti della trasformazione degli zuccheri tramite fermentazione nonché i sottoprodotti della produzione e della trasformazione degli zuccheri da biomasse non alimentari, e i sottoprodotti della lavorazione o raffinazione di oli vegetali sono inseriti nell’elenco dei sottoprodotti utilizzabili negli impianti a biomasse e biogas ai fini dell’accesso ai meccanismi di incentivazione della produzione di energia elettrica da impianti a fonti rinnovabili (Tabella 1-A dell’allegato 1 Dm 6 luglio 2012).

Requisito temporale degli impianti alimentali da fonti di energia rinnovabili (art. 14)

E’ fornita l’interpretazione autentica della disposizione che stabilisce incentivi alla produzione di energia elettrica da impianti alimentati da fonti rinnovabili entrati in esercizio entro il 31 dicembre 2012 (art. 25, comma 1 D.lgs. 3 marzo 2011, n. 28): per la verifica del possesso di tale requisito temporale, non soltanto deve essere avvenuta l’entrata in esercizio commerciale dell’energia elettrica ma anche l’entrata in esercizio commerciale dell’energia termica.

Per la transizione dal vecchio al nuovo meccanismo di incentivazione, in modo da garantire la redditività degli investimenti effettuati, il conseguente residuo periodo di diritto si calcola sottraendo ai quindici anni di durata degli incentivi il tempo già trascorso dalla data di entrata in esercizio commerciale dell’energia sia elettrica che termica.

Appalti verdi (artt. 15 e 16)

Nei contratti pubblici relativi a lavori, servizi o forniture, l’importo della garanzia e del suo eventuale rinnovo è ridotto:

del 30% per gli operatori economici in possesso di registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit (Emas);
del 20% per gli operatori in possesso di certificazione ambientale ai sensi della norma Uni En Iso 14001;
del 20% per gli operatori economici in possesso, in relazione ai beni o servizi che costituiscano almeno il 50% del valore dei beni e servizi oggetto del contratto stesso, del marchio di qualità ecologica dell’Unione europea (Ecolabel UE);
del 15% per gli operatori economici che sviluppano un inventario di gas ad effetto serra ai sensi della norma Uni En Iso 14064-1 o un’impronta climatica (carbon footprint) di prodotto ai sensi della norma Uni Iso/Ts 14067 (art. 75, comma 7 D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163).
Per l’assegnazione di contributi, agevolazioni e finanziamenti in materia ambientale, nella formulazione delle graduatorie costituiscono elemento di preferenza il possesso di:

registrazione al sistema comunitario di ecogestione e audit (Emas),
certificazione Uni En Iso 14001 emessa da un organismo di accreditamento;
marchio di qualità ecologica dell’Unione europea per un proprio prodotto o servizio (Ecolabel Ue);
certificazione Iso 50001, relativa ad un sistema di gestione razionale dell’energia, emessa da Organismo di certificazione accreditato.
Criteri ambientali minimi (artt. 17 e 18)

Nella documentazione di gara per le forniture e negli affidamenti di servizi, devono essere inserite delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali relative ai criteri ambientali minimi per le seguenti categorie di forniture e affidamenti:
a) acquisto di lampade a scarica ad alta intensità, di alimentatori elettronici e di moduli a Led per illuminazione pubblica, apparecchi di illuminazione per illuminazione pubblica e affidamento del servizio di progettazione di impianti di illuminazione pubblica;
b) attrezzature elettriche ed elettroniche d’ufficio, quali personal computer, stampanti, apparecchi multifunzione e fotocopiatrici;
c) servizi energetici per gli edifici: servizio di illuminazione e forza motrice, servizio di riscaldamento/raffrescamento di edifici (art. 68-bis D.Lgs. 12 aprile 2006).

L’obbligo si applica per almeno il 50% del valore delle gare d’appalto sia sopra che sotto la soglia di rilievo comunitario previste per le seguenti categorie di forniture e affidamenti:
a) affidamento del servizio di gestione dei rifiuti urbani;
b) forniture di cartucce toner e cartucce a getto di inchiostro, affidamento del servizio integrato di ritiro e fornitura di cartucce toner e a getto di inchiostro;
c) affidamento del servizio di gestione del verde pubblico, per acquisto di ammendanti, di piante ornamentali, di impianti di irrigazione;
d) carta per copia e carta grafica;
e) ristorazione collettiva e derrate alimentari;
f) affidamento del servizio di pulizia e per la fornitura di prodotti per l’igiene;
g) prodotti tessili;
h) arredi per ufficio.

Consumo energetico delle lanterne semaforiche (art. 19)

Nelle lanterne semaforiche, le lampade ad incandescenza a fine vita dovranno essere sostituite con lampade a basso consumo energetico, comprese le lampade realizzate con tecnologia a Led. Le lampade da utilizzare nelle lanterne semaforiche devono avere marcatura Ce e attacco normalizzato E27 e assicurare l’accensione istantanea. La loro sostituzione deve essere eseguita utilizzando la struttura ottica della lanterna semaforica già esistente, se tecnicamente possibile, senza apportarvi modifiche. Le lampade realizzate con tecnologia a Led, in caso di rottura anche di un solo componente, devono spegnersi automaticamente in modo da garantire l’uniformità del segnale luminoso durante il loro funzionamento (comma 8-bis art. 41 D.lgs. 30 aprile 1992, n. 285)

Valutazione e comunicazione dell’impronta ambientale (art. 20)

E’ istituito lo schema nazionale volontario per la valutazione e la comunicazione dell’impronta ambientale dei prodotti, denominato “Made Green in Italy”. Tale schema adotta la metodologia per la determinazione dell’impronta ambientale dei prodotti (Pef) definita nella raccomandazione 2013/179/UE del 9 aprile 2013. Un regolamento del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare stabilirà le modalità di funzionamento dello schema, che sarà finalizzato a:
a) promuovere, con la collaborazione dei soggetti interessati, l’adozione di tecnologie e disciplinari di produzione innovativi, in grado di garantire il miglioramento delle prestazioni dei prodotti e, in particolare, la riduzione degli impatti ambientali che i prodotti hanno durante il loro ciclo di vita;
b) rafforzare l’immagine, il richiamo e l’impatto comunicativo che distingue le produzioni italiane, associandovi aspetti di qualità ambientale, anche nel rispetto di requisiti di sostenibilità sociale;
c) rafforzare la qualificazione ambientale dei prodotti agricoli, attraverso l’attenzione prioritaria alla definizione di parametri di produzione sostenibili dal punto di vista ambientale e della qualità del paesaggio;
d) garantire l’informazione sulle esperienze positive sviluppate in progetti precedenti, e in particolare nel progetto relativo allo schema di qualificazione ambientale dei prodotti che caratterizzano i cluster: sistemi produttivi locali, distretti industriali e filiere.

Prodotti derivanti da materiali post consumo o dal recupero degli scarti (art. 22)

Il Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, potrà stipulare con:

a) imprese che producono beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, con priorità per i beni provenienti dai rifiuti;
b) enti pubblici;
c) soggetti pubblici o privati;
d) associazioni di categoria, ivi comprese le associazioni di aziende che si occupano di riuso, preparazione al riutilizzo e riciclaggio;
e) associazioni senza fini di lucro, di promozione sociale nonché con imprese artigiane e imprese individuali;
f) soggetti incaricati di svolgere le attività connesse all’applicazione del principio di responsabilità estesa del produttore;

accordi e contratti di programma finalizzati a all’erogazione di incentivi in favore di:

a) attività imprenditoriali di produzione di beni derivanti da materiali post consumo riciclati o dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi;
b) attività imprenditoriali di commercializzazione di aggregati riciclati marcati Ce e definiti secondo le norme Uni En 13242:2013 e Uni En 12620:2013, nonché di prodotti derivanti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche e da pneumatici fuori uso ovvero realizzati con i materiali plastici provenienti dal trattamento dei prodotti giunti a fine vita, così come definiti dalla norma Uni 10667-13:2013, dal post consumo o dal recupero degli scarti di produzione;
c) soggetti economici e dei soggetti pubblici che acquistano prodotti derivanti dai materiali di cui alle lettere a) e b).

Gli incentivi saranno configurati come credito di imposta, detrazione fiscale o riduzione dell’Iva, commisurati al valore del bene prodotto (art. 206-ter D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Punteggi premianti per i prodotti contenenti materiali post consumo o derivanti dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi dovranno essere previsti nei criteri di valutazione dei bandi di gara degli appalti pubblici relativi a:
a) incremento dell’efficienza energetica delle scuole e comunque per la loro ristrutturazione o costruzione, tramite l’impiego di materiali e soluzioni progettuali idonei al raggiungimento dei valori indicati per i descrittori acustici dalla norma UNI 11367:2010 e dalla norma UNI 11532:2014;
b) pavimentazioni stradali e barriere acustiche, anche per l’esecuzione degli interventi di risanamento acustico (art. 206-sexies D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Esclusioni dagli incentivi per impianti a fonti rinnovabili diversi dai fotovoltaici (art. 23)

All’allegato 1, tabella 1.A, punto 6.2 del decreto del Ministro dello sviluppo economico 6 luglio 2012, è aggiunto il seguente capoverso: “I rifiuti provenienti da raccolta differenziata identificati con il codice Cer 200138 e i rifiuti pericolosi, ad eccezione di quelli identificati con i codici Cer 180103* e 180202*, sono esclusi dal sistema incentivante per la produzione di energia da fonti rinnovabili”.

Terre e rocce da scavo (art. 27)

Nella definizione di “materiali da scavo” sono esclusi i residui di lavorazione di materiali lapidei (marmi, graniti, pietre, ecc.) anche non connessi alla realizzazione di un’opera e non contenenti sostanze pericolose (quali ad esempio flocculanti con acrilamide o poliacrilamide) (art. 1 comma 1 lettera b) Dm 10 agosto 2012, n. 161).

Rifiuti di rame e di metalli ferrosi e non ferrosi (art. 30)

Il produttore iniziale o altro detentore dei rifiuti di rame o di metalli ferrosi e non ferrosi che non provvede direttamente al loro trattamento deve consegnarli unicamente a:
a) imprese autorizzate alle attività di trasporto e raccolta di rifiuti o di bonifica dei siti o alle attività di commercio o di intermediazione senza detenzione dei rifiuti,
b) ente o impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti,
c) soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta dei rifiuti ovvero al recupero o smaltimento dei rifiuti (art. 188 comma 1-bis D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Transazione per risarcimento del danno e ripristino ambientale (art. 31)

Il soggetto nei cui confronti il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare ha avviato le procedure di bonifica e di riparazione del danno ambientale di siti inquinati di interesse nazionale ovvero ha intrapreso la relativa azione giudiziaria, potrà formulare una proposta di transazione che tenga conto di:
a) individuazione gli interventi di riparazione primaria, complementare e compensativa;
b) tempo necessario per conseguire l’obiettivo della riparazione primaria o della riparazione primaria e complementare, in mancanza di riparazione compensativa;
c) liquidazione del danno mediante una valutazione economica, se i criteri risorsa-risorsa e servizio-servizio non sono applicabili per la determinazione delle misure complementari e compensative;
d) piano di monitoraggio e controllo qualora all’impossibilità della riparazione primaria corrisponda un inquinamento residuo che comporta un rischio per la salute e per l’ambiente;
e) interventi di bonifica già approvati e realizzati;
f) idonee garanzie finanziarie.
In caso di concorso di più soggetti nell’aver causato il danno e negli obblighi di bonifica, la proposta può essere formulata anche da alcuni soltanto di essi con riferimento all’intera obbligazione, salvo il regresso nei confronti degli altri concorrenti (art. 306-bis D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Misure per incrementare la raccolta differenziata e il riciclaggio dei rifiuti (art. 32)

Ai comuni che non raggiungono le percentuali previste di raccolta differenziata dei rifiuti sarà applicata un’addizionale del 20% al tributo di conferimento dei rifiuti in discarica. L’addizionale affluisce in un apposito fondo regionale destinato a finanziare gli interventi di prevenzione della produzione di rifiuti previsti dai piani regionali, gli incentivi per l’acquisto di prodotti e materiali riciclati, il cofinanziamento degli impianti e attività di informazione ai cittadini in materia di prevenzione e di raccolta differenziata.
D’altro canto, la misura del tributo per il deposito in discarica dei rifiuti solidi, sarà modulata in base alla quota percentuale di superamento del livello di raccolta differenziata, con riduzioni dal 30 al 70% (art. 205 comma 3 D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Rifiuti di prodotti da fumo e rifiuti di piccolissime dimensioni (art. 40)

E’ vietato l’abbandono sul suolo, nelle acque, nelle caditoie e negli scarichi, di mozziconi dei prodotti da fumo e di rifiuti di piccolissime dimensioni, quali anche scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare. I comuni dovranno provvedere a installare nelle strade, nei parchi e nei luoghi di alta aggregazione sociale appositi raccoglitori per la raccolta dei mozziconi dei prodotti da fumo.
Per l’abbandono di rifiuti di piccolissime dimensioni è prevista la sanzione amministrativa pecuniaria da trenta a centocinquanta euro. Se l’abbandono riguarda i rifiuti di prodotti da fumo, la sanzione amministrativa è aumentata fino al doppio (artt. 232-bis e 232-ter D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Gestione del fine vita di pannelli fotovoltaici (art. 41)

Per i pannelli fotovoltaici per uso domestico o professionale immessi sul mercato successivamente all’entrata in vigore del collegato ambientale, i produttori individuali o i consorzi di produttori dovranno adottare, per ciascun nuovo modulo immesso sul mercato, un sistema di garanzia finanziaria e un sistema di geolocalizzazione con le tipologie richieste dal Gestore dei servizi energetici nel disciplinare tecnico del dicembre 2012 “Definizione e verifica dei requisiti dei Sistemi o Consorzi per il recupero e riciclo dei moduli fotovoltaici a fine vita in attuazione delle Regole applicative per il riconoscimento delle tariffe incentivanti” (art. 40, comma 3, D.lgs. 14 marzo 2014, n. 49)

Modifiche al Testo unico dell’edilizia in relazione al rischio idrogeologico (art. 54)

Alcune modifiche del Testo unico dell’edilizia introducono il riferimento ai vincoli riguardanti l’assetto idrogeologico. Le principali riguardano lo sportello unico e il silenzio-assenso.

Sportello unico per l’edilizia (art. 5 commi 1-bis e 2 del Dpr 6 giugno 2001, n. 380).

Lo sportello unico per l’edilizia costituisce l’unico punto di accesso per il privato interessato in relazione a tutte le vicende amministrative riguardanti il titolo abilitativo e l’intervento edilizio oggetto dello stesso, che fornisce una risposta tempestiva in luogo di tutte le pubbliche amministrazioni, comunque coinvolte. Acquisisce altresì presso le amministrazioni competenti, anche mediante conferenza di servizi, gli atti di assenso, comunque denominati, delle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico, dell’assetto idrogeologico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità. Resta comunque ferma la competenza dello sportello unico per le attività produttive

Tale ufficio provvede in particolare:
a) alla ricezione delle denunce di inizio attività e delle domande per il rilascio di permessi di costruire e di ogni altro atto di assenso comunque denominato in materia di attività edilizia, ivi compreso il certificato di agibilità, nonché dei progetti approvati dalla Soprintendenza;
b) a fornire informazioni sulle materie di cui alla lettera a), anche mediante predisposizione di un archivio informatico contenente i necessari elementi normativi, che consenta a chi vi abbia interesse l’accesso gratuito, anche in via telematica, alle informazioni sugli adempimenti necessari per lo svolgimento delle procedure previste dal presente testo unico, all’elenco delle domande presentate, allo stato del loro iter procedurale, nonché a tutte le possibili informazioni utili disponibili;
c) all’adozione, nelle medesime materie, dei provvedimenti in tema di accesso ai documenti amministrativi in favore di chiunque vi abbia interesse;
d) al rilascio dei permessi di costruire, dei certificati di agibilità, nonché delle certificazioni attestanti le prescrizioni normative e le determinazioni provvedimentali a carattere urbanistico, paesaggistico-ambientale, edilizio, idrogeologico e di qualsiasi altro tipo comunque rilevanti ai fini degli interventi di trasformazione edilizia del territorio;
e) alla cura dei rapporti tra l’amministrazione comunale, il privato e le altre amministrazioni chiamate a pronunciarsi in ordine all’intervento edilizio oggetto dell’istanza o denuncia.

Silenzio-assenso (art. 20 commi 8 e 9 del Dpr 6 giugno 2001, n. 380)

Decorso inutilmente il termine per l’adozione del provvedimento conclusivo, ove il dirigente o il responsabile dell’ufficio non abbia opposto motivato diniego, sulla domanda di permesso di costruire si intende formato il silenzio-assenso, fatti salvi i casi in cui sussistano vincoli relativi all’assetto idrogeologico, ambientali, paesaggistici o culturali. In questi casi, il termine decorre dal rilascio del relativo atto di assenso, il procedimento è concluso con l’adozione di un provvedimento espresso. In caso di diniego dell’atto di assenso, eventualmente acquisito in conferenza di servizi, decorso il termine per l’adozione del provvedimento finale, la domanda di rilascio del permesso di costruire si intende respinta.
Il responsabile del procedimento trasmette al richiedente il provvedimento di diniego dell’atto di assenso entro cinque giorni dalla data in cui è acquisito agli atti. Per gli immobili sottoposti a vincolo paesaggistico, decorso inutilmente il termine, gli interessati possono richiedere l’autorizzazione alla regione, che provvede anche mediante un commissario ad acta entro il termine di sessanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta.

Credito d’imposta per interventi di bonifica da amianto (art. 56)

Ai soggetti titolari di reddito d’impresa, che effettueranno nel 2016 interventi di bonifica dell’amianto di importo pari o superiore a 20.000 euro, su beni e strutture produttive ubicate in Italia, sarà attribuito, nel limite di spesa complessivo di 5,667 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017, 2018 e 2019, un credito d’imposta nella misura del 50% delle spese sostenute nel periodo di imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore del collegato ambientale.
Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo e indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta di riconoscimento del credito e nelle dichiarazioni dei redditi relative ai periodi di imposta successivi nei quali il credito è utilizzato. Esso non concorre alla formazione del reddito né della base imponibile dell’imposta regionale sulle attività produttive.

Acque reflue dei frantoi oleari (art. 65)

Le acque reflue di vegetazione dei frantoi oleari sono assimilate alle acque reflue domestiche, ai fini dello scarico in pubblica fognatura, se l’ente di governo dell’ambito e il gestore d’ambito non ravvisino criticità nel sistema di depurazione, per i frantoi che trattano olive provenienti esclusivamente dal territorio regionale e da aziende agricole i cui terreni insistono in aree scoscese o terrazzate ove i metodi di smaltimento tramite fertilizzazione e irrigazione non siano agevolmente praticabili, previo idoneo trattamento che garantisca il rispetto delle norme tecniche, delle prescrizioni regolamentari e dei valori limite adottati dal gestore del servizio idrico integrato, in base alle caratteristiche e all’effettiva capacità di trattamento dell’impianto di depurazione (art. 101 comma 7-bis D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152).

Oil free zone (art. 71)

Sono istituite e promosse le Oil free zone, aree territoriali nelle quali, entro un determinato arco temporale e sulla base di specifico atto di indirizzo adottato dai comuni del territorio di riferimento, si prevede la progressiva sostituzione del petrolio e dei suoi derivati con energie prodotte da fonti rinnovabili. Nelle Oil free zone saranno avviate sperimentazioni concernenti la realizzazione di prototipi e l’applicazione sul piano industriale di nuove ipotesi di utilizzo dei beni comuni, con particolare riguardo a quelli provenienti dalle zone montane, agli aspetti connessi con l’innovazione tecnologica applicata alla produzione di energie rinnovabili a basso impatto ambientale, alla ricerca di soluzioni eco-compatibili e alla costruzione di sistemi sostenibili di produzione energetica e di uso dell’energia, quali la produzione di biometano per usi termici e per autotrazione.

Green community (art. 72)

La strategia “Green community” individua il valore dei territori rurali e di montagna che intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse principali di cui dispongono, tra cui in primo luogo acqua, boschi e paesaggio, e aprire un nuovo rapporto sussidiario e di scambio con le comunità urbane e metropolitane, in modo da poter impostare un piano di sviluppo sostenibile non solo dal punto di vista energetico, ambientale ed economico nei seguenti campi:
a) gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale, anche tramite lo scambio dei crediti derivanti dalla cattura dell’anidride carbonica, la gestione della biodiversità e la certificazione della filiera del legno;
b) gestione integrata e certificata delle risorse idriche;
c) produzione di energia da fonti rinnovabili locali, quali i microimpianti idroelettrici, le biomasse, il biogas, l’eolico, la cogenerazione e il biometano;
d) sviluppo di un turismo sostenibile, capace di valorizzare le produzioni locali;
e) costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture di una montagna moderna;
f) efficienza energetica e integrazione intelligente degli impianti e delle reti;
g) sviluppo sostenibile delle attività produttive (zero waste production);
h) integrazione dei servizi di mobilità.
i) sviluppo di un modello di azienda agricola sostenibile che sia anche energeticamente indipendente attraverso la produzione e l’uso di energia da fonti rinnovabili nei settori elettrico, termico e dei trasporti.

Tutela degli usi civici (art. 74)

I beni gravati da uso civico non possono essere espropriati o asserviti coattivamente se non viene pronunciato il mutamento di destinazione d’uso, fatte salve le ipotesi in cui l’opera pubblica o di pubblica utilità sia compatibile con l’esercizio dell’uso civico (art. 4 comma 1-bis Dpr 8 giugno 2001, n. 327).

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